Web index, parla Tim Berners Lee

Quando a parlare è Sir Timothy Berners-Lee, inventore del World Wide Web, non si può fare a meno di ascoltare in religioso silenzio uno dei mostri sacri della storia dell’informatica. Recentemente lo scienziato si è espresso in qualità di portavoce della World Wide Web Foundation, organismo da lui stesso creato, con l’obiettivo di rendere la rete aperta, accessibile e di valore per tutti. La Fondazione annovera infatti tra le proprie attività il progetto Web Index, una classifica che mette in ordine 61 nazioni del pianeta a seconda del livello di penetrazione e di qualità della diffusione sociale della rete, secondo dati forniti da dieci fonti differenti, tra cui le Nazioni Unite e Reporter senza frontiere, che vanno a comporre 23 indicatori.

Per il 2017 il primo posto spetta alla Svezia, da sempre all’avanguardia nel settore, che è dunque il Paese in cui l’impatto di Internet negli ambiti sociale, politico, economico e culturale risulta maggiore. A seguire sugli altri due gradini del podio Stati Uniti ed Inghilterra; Francia e Germania si trovano rispettivamente al 14esimo e al 16esimo posto. E l’Italia? Lo Stivale, ottava economia al mondo, si attesta alla 23esima posizione, tra Messico e Brasile.

Berners-Lee durante la presentazione ha accennato proprio al nostro Paese, additando la sproporzione tra PIL pro capite e potenziale ancora marginalmente sfruttato della rete. Se dal punto di vista dell’utilizzo di Internet in un’ottica di business siamo più o meno sufficienti, sono i parametri politici a farci precipitare nella classifica: molto basse sono sia la e-partecipation, ovvero l’utilizzo di strumenti digitali per coinvolgere la collettività nelle decisioni pubbliche, che l’efficienza del governo nel spostare documenti e strumenti amministrativi online. Ugualmente da ottimizzare restano la connessione delle strutture scolastiche e le infrastrutture per la banda larga, quasi in stallo dal 2010.